“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti e io non dissi niente perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare”. (Bertolt Brecht)

lunedì 25 gennaio 2010

Giuseppina Virgili: microimprese e abbandono delle istituzioni



Dal BLOG DI ANNARITA http://websomethingelse.blogspot.com/
Una notizia da far circolare


L'amico Marco di Splinder segnala il caso di Giuseppina Virgili, che, a sua volta, ha appreso da questo blog, da cui riporto l'articolo che leggerete di seguito.

Penso che l'unico modo concreto di cui disponiamo, per dare un segno tangibile della nostra solidarietà, sia quello di contribuire alla diffusione della notizia, perché le sole parole si dissolvono come neve al sole e svaniscono come foglie trascinate dal vento.

Riporto da Bistrot Chez Maurice.

La signora mi scuserà, ma fino a stamani*, quando è apparsa sugli schermi di Rai3 a Cominciamo Bene (il video sarà disponibile nei prossimi giorni), non avevo neanche mai sentito nominare Giuseppina Virgili. Non è una sconosciuta se Google dà oltre 120 mila voci per lei, ed esistono un gruppo di solidarietà su Facebook, un blog ed un sito che raccoglie le Imprese che resistono, come la sua.
Molti ne hanno parlano – fra gli altri qui, qui e l’Espresso qui – e c’è anche un programma per questo movimento al quale possono aderire tutte le piccole e medie aziende che hanno problemi nell’attuale crisi.
Bastano due soli numeri per capire la drammaticità della situazione:
sono 1608 i piccoli imprenditori del nordest che dall’inizio della crisi si sono tolti la vita, l’ultimo buttandosi sotto il treno della Venezia-Trento
sono 30 le aziende che ogni giorno chiudono in Italia.
Se i lavoratori dipendenti hanno al loro fianco le organizzazioni sindacali che li tutelano, e se le grandi aziende hanno voce in capitolo in Confindustria, quell’esercito di micro- imprese che lavorano nei diversi settori sono gli "invisibili", come ormai sono definiti. Neppure le cosiddette organizzazioni di categoria, Confcommercio in testa, si preoccupano di loro e li hanno da tempo abbandonati, salvo farsi vivi quando c’è da perorare il voto per qualche candidato locale.
Sono quelli che se chiudono non lasciano traccia se non nei libri contabili delle banche e dei fornitori, dell’Agenzia delle Entrate e – spesso – nei libretti neri degli usurai. Sono quelli che una volta venivano additati come l’ossatura portante della nostra economia, quelli che non ricevevano sussidi di nessun tipo dallo Stato, ma che facevano tanto comodo allo Stato per le sue statistiche ed il poderoso prelievo fiscale.

Anche la stampa comincia ad interessarsi di loro non più come evasori fiscali tout court, ma come entità economiche che stanno lottando a denti stretti per tener aperta la saracinesca ogni santa mattina, sperando che succeda qualcosa per raddrizzare la barca.
Sono aziende che occupano spesso marito, moglie, uno o più figli, uno o più dipendenti, nate di recente su un progetto di vita o in tempi passati, con generazioni laboriose che hanno mantenuto famiglie ed economie.

Fino ad ieri i problemi venivano lavati in casa perché la dignità e l’orgoglio di queste persone non permettevano di esternare la loro difficile situazione. Oggi, finalmente, hanno preso coscienza che la loro è una condizione condivisa dalla grande maggioranza delle imprese, che la banca che rifiuta loro credito lo rifiuta anche a centinaia e migliaia di altri "invisibili", che non basta sorridere perché i conti tornino in attivo.

Non c’è ricetta magica che li possa salvare, non c’è innovazione, liberalizzazione o globalizzazione che ridia loro speranza. L’unica cosa che vogliono è tornare a lavorare, per pagarsi i debiti e vivere. Non possono più aspettare.

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* Il riferimento è alla mattina del 20 gennaio 2010.
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P.S.
Questo blog sarà in intervallo per un pò di giorni per improrogabili impegni di lavoro
A presto!


Un pò la situazione di una parte del popolo italiano.
UNA METAFORA.. attuale

:-DDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDD

2 commenti:

Pino Amoruso ha detto...

E' un periodo in cui ho poco tempo da dedicare al blog. Passo a leggervi appena posso e spesso non lascio commenti; così facendo recupero tempo e visito altri blog amici.
Buon fine settimana :)

Miryam ha detto...

Grazie Pino del tuo passaggio.
Ti capisco, anch'io sto attraversando un periodo simile!
Ciao!

"L'uomo è uomo quando non è testardo. Quando capisce che deve fare marcia indietro e la fa. Quando riconosce un errore commesso, se ne assume le responsabilità, paga le conseguenze e chiede scusa. Quando riconosce la superiorità di un altro uomo e glielo dice. Quando amministra e valorizza nella stessa misura tanto il suo coraggio quanto la sua paura." (da "Il Sindaco del Rione Sanità" Eduardo De Filippo)

Un pò di cambiamenti

Curando un altro blog di politica "La sinistra che Vogliamo " insieme ad un gruppo di amici blogger,questo blog è in effetti una "fotocopia" dell'altro.Per tale motivo ho deciso di apportare alcuni cambiamenti soprattutto nei contenuti.
La politica analizzata criticamente,secondo il mio punto di vista, sarà sempre presente ma,accanto ad essa cercherò di discutere anche di altre tematiche che riguarderanno la società e l'individuo,il pensiero speculativo antico e moderno,i problemi del nostro tempo che possono anche travalicare il campo della politica come "fatto" in se.
Spero di essere compresa da chi mi legge
B L O G I N
R I S T R U T T U R A Z I O N E

VASCO ROSSI _BASTA POCO_