“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti e io non dissi niente perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare”. (Bertolt Brecht)

sabato 19 marzo 2011

E dopo le celebrazioni del 150esimo... iniziamo a mettere i puntini sulle" I"

ALLA CORTESE ATTENZIONE DI TUTTI...MA SOPRATUTTO DEI MERIDIONALI
"Un popolo che non conosce la storia del proprio Paese, del proprio territorio è destinato a non capire il presente, ignorerà per sempre le ragioni per cui si trova a vivere una determinata realtà.
Quest'affermazione l'ho sempre condivisa, ma attualmente è più preponderante che mai.
La Storia dell'Unità d' Italia che ci hanno insegnato a scuola è solo "verità" edulcorata...
Credo che per diventare veramente una Nazione,anche fondata su una congregazione federale, c'è bisogno di VERITA' e assunzione di RESPONSABILITA'




UN LIBRO DA LEGGERE


La rilettura dei dati economici e sociali del Regno di Napoli tende ad
invertire i ruoli che la “storia scritta dai vincitori” assegna al Nord
“progredito” ed al Sud “arretrato e contadino” dell’Italia pre-unitaria.
In realtà fino al 1860 era la Calabria la regione più ricca ed
industrializzata d’Italia; dai cantieri e dalle industrie napoletane
uscirono la prima nave a vapore e la prima linea ferroviaria d’Europa.
L’economia borbonica primeggiava anche nella Chimica, nella
Farmaceutica, nella ricerca e nell’insegnamento universitario.
Tutto ebbe fine con “l’invasione” piemontese, che depredò il Meridione
dei suoi impianti e delle sue ricchezze (con esse vennero fondate al Nord
società come la Breda e la SIP, l’attuale Telecom).
I Borboni di Napoli, regnarono per oltre un secolo sull’Italia
meridionale e sulla Sicilia: a Ferdinando II fu proposto di diventare
Gran Maestro della Massoneria e Re d’Italia. Rifiutò. E così
probabilmente cambiò la storia italiana, che avrebbe potuto essere molto
diversa da quella “scritta” dai Savoia.
______________________________________________________________________________
Tavola del fr:. M:. P:.
Caro M. V., Cari Fratelli,
è da molto tempo che pensavo di scrivere una Tavola riferita alle origini della mia terra che amo al di sopra di qualsiasi perplessità storica.
Spero mi perdonerete se da un lato sarò costretto a raccontarvi episodi della mia vita profana… dall’altro lato, invece, tutto questo mi permette di continuare la “mia” ricerca della verità! Mi dispiace solo di non poter essere sintetico nell’esposizione dei fatti… inizio con la speranza di tenervi incuriositi, senza annoiarvi…
* * *
Avevo circa 8 anni, ero in terza elementare e tornando dalla scuola dopo alcune ore passate a studiare la storia Italiana, i moti carbonari e lo sbarco dei mille a Marsala, raccontai alla prima persona di famiglia che
incontrai e cioè mio nonno, la grandiosità di Giuseppe Garibaldi e di come questo eroe avesse conquistato l’Italia. Mio nonno mi rispose con un borbottio non bene identificato; in ogni caso capii fosse di dissenso e che mi incuriosì… chiesi spiegazioni e mio nonno cominciò il suo racconto al quale, mi appassionai, chiedendo in seguito altri particolari.
Mi raccontò che “suo” nonno, il Cavaliere Don Matteo Pagano, Tenente di Vascello e Barone di San Valentino, formatosi militarmente all’Accademia della Nunziatella a Napoli, sedeva a tavola con Re Francesco II di Borbone e quando cominciarono i disordini con l’arrivo di Garibaldi a Napoli, consigliò a Sua Maestà di imprigionare alcuni personaggi e giustiziarne altri, in quanto traditori del Regno. Francesco II non volle seguire tale consiglio affermando che non intendeva versare sangue napoletano (per napoletani s’intende tutti gli abitanti dell’allora Regno di Napoli che comprendeva parte del Lazio, da Gaeta a tutta la Sicilia).

Dopo aver ascoltato con grande interesse questo racconto ho continuato a studiare la storia d’Italia come è raccontata tuttora ma, senza dimenticare le considerazioni di mio nonno.
Circa quindici anni fa, sul Resto del Carlino, lessi un articolo. Il Carlino riportava, su alcune colonne che, un sindaco della Calabria, di un paese chiamato Soveria Mannelli, avrebbe dedicato una strada a Ferdinando I di Borbone e di conseguenza, sarebbe stato presente alla cerimonia Sua Altezza Reale, Carlo di Borbone.
Mi misi in contatto con il sindaco al quale dissi di aver appresso la notizia da un quotidiano dell’Emilia Romagna e chiesi se poteva consegnare a Carlo una mia lettera. In cambio, il sindaco mi chiese una copia del Carlino dal quale avevo attinto la notizia.
Nella lettera che fu recapitata a Carlo di Borbone, chiedevo se il racconto di mio nonno fosse verità o semplice fantasia. Dopo qualche settimana ero all’ufficio A.C.I. di Ferrara e sento squillare il mio cellulare, era il Barone Roberto Selvaggi, responsabile dell’Archivio di Stato Borbonico e Guardasigilli del Regno; mi invitava a Roma per conoscermi e colmare la sete di informazioni riguardo alla mia famiglia.
Mi disse che il mio antenato non era stato Tenente di Vascello ma Capitano della Real Marina Borbonica, promosso a 40 anni Maggiore sul campo per aver difeso strenuamente l’isola Farnese, poi rientrato a Napoli aveva tentato di organizzare la difesa della città e seguendo Sua Maestà Francesco II in ritirata, organizzò la resistenza della fortezza di Gaeta contro l’aggressore piemontese.
Questa è la premessa… a questo punto continuo la tavola citando alcune verità che sicuramente non sono conosciute dai più… in quanto, la storia è sempre stata scritta dai “vincitori” e non dai vinti…
Vi sorprenderà sapere che la Calabria fino al 1860 era la regione più ricca d’Italia. Si era sviluppata con lo sfruttamento delle miniere di ferro e di graffite; era molto industrializzata anche con la presenza sul proprio territorio dei Reali Stabilimenti di Mongiana, Pazzano, Fuscaldo, Cardinale e di Bigonci.
Oltre ai citati stabilimenti, alla tradizione agricola, a quella tessile in cui primeggiava la lavorazione della seta, vi erano anche arsenali e numerosi cantieri navali.
I calabresi impiegati nelle sole industrie erano circa di 35.000 unità. (teniamo conto che la popolazione del Regno nel 1860 era circa 9.000.000 di abitanti)
In Puglia e in Basilicata vi erano importantissimi stabilimenti di lana, cotone e lino la cui produzione era esportata in tutto il mondo. Vi erano centinaia di filande quasi tutte motorizzate. Importanti anche le fabbriche di presse olearie e di macchine agricole prodotte negli stabilimenti di Foggia e di Bari. Di notevole peso sul piano economico, anche le aziende agricole e chimiche, le numerosissime flottiglie per la pesca ed i cantieri navali.
A Barletta un’importante ed efficientissima salina riforniva di sale, tutta l’Europa. Centro di riferimento per tutto il Regno era l’attivissima Borsa di Commercio di Bari.
In Abruzzo e Molise era eccellente e notissima, la produzione di utensili, lame di acciaio, rasoi e forbici fabbricati a mano molto richiesti all’estero per la loro bellezza e funzionalità.
La produzione della carta era notevole e notevoli infine gli allevamenti pregiati di bovini e caprini che consentivano una importante produzione casearia.
La Campania nel 1860 era la regione più industrializzata d’Europa e particolarmente l’area napoletana lungo l’asse Caserta-Salerno... menzioniamo in particolare il Real stabilimento di Pietrarsa dove si producevano locomotive, carrozze ferroviarie e binari.
A Napoli, famosa anche per i cantieri navali tra i migliori d’Europa come quello di Castellammare di Stabia, c’erano fabbriche d’armi e di utensileria, aziende chimiche-farmaceutiche e aziende per la produzione della carta, del vetro, della concia di pelli, di alimentari, di ceramiche e di materiali per l’edilizia. Anche in Sicilia l’economia si basava oltre che sulla pesca, su cantieri navali, industrie meccaniche,
esportazione dello zolfo, olio d’oliva, agrumi, sale marino e vino.
Le principali correnti di traffico erano dirette per il 40% verso l’Inghilterra, l’America e altrettanto verso gli altri paesi europei.
Il Regno di Napoli terza Nazione Europea era quotato in borsa a Parigi.
Non tutti sanno che il Regno di Napoli fu il primo in Europa a mettere in mare una nave a vapore, il battello era il Ferdinando I che venne varato il 24 giugno del 1818. Il secondo in Europa, il Monky fu varato in Inghilterra nel 1822.
La prima costruzione di ponte in ferro sospeso in Italia venne posto sul fiume Garigliano nell’aprile del 1832.
Il 4 ottobre 1839 fu inaugurata la prima ferrovia in Italia, il tratto Napoli-Portici.
Dopo Londra e Parigi, Napoli è stata la terza capitale d’Europa ad essere illuminata con lampade a gas. A Napoli il 24 settembre 1852 si organizzò il primo esperimento in Italia di illuminazione elettrica, tenuto conto che la lampada di Edison fece la sua comparsa solo nel 1877.
Nel 1855 Napoli fu collegata attraverso una linea telegrafica con Roma, Parigi e Londra.
Cari Fratelli, secondo quanto menzionato, credo sia opportuno una riflessione: se, tante notevoli realizzazioni trovano spazio e terreno fertile, si deve indubbiamente ad una cultura fortemente ILLUMINATA che guardava con estrema attenzione allo sviluppo della propria Nazione… se così non fosse come mai queste opere non furono realizzate in Piemonte o dagli altri Stati preunitari?
La verità è che la complessità di queste realizzazioni presupponeva la presenza di scuole ad alto livello, di valenti tecnici, di grandi industrie e di una sana e forte economia… tutti fattori, questi, che solo il Regno di Napoli vantava in Italia… basta pensare che a Milano la prima università moderna, il Politecnico, fu fondata solo nel 1863 ed il primo ingegnere si laureò nel 1870.
A Ferdinando II furono fatte due proposte… gli fu chiesto se volesse diventare Gran Maestro della Massoneria (i suoi tutori e fidati consiglieri erano il Toscano Bernardo Tanucci e Raimondo di Sangro Principe di San Severo che noi tutti conosciamo benissimo) e in seguito, se voleva diventare Re d’Italia.
Re Ferdinando rifiutò con garbo, obiettando alla prima proposta che non “poteva” inimicarsi il Clero e alla seconda, non voleva danneggiare i vari sovrani degli Stati Italiani tra cui i Savoia con i quali era imparentato… fin quando è stato vivo Ferdinando, il Regno ha solo prosperato e non ha subito danni, i problemi sono arrivati alla sua morte in quanto il figlio Francesco non aveva la stessa forza di carattere del padre.
Infatti, appena diventato Re, Francesco II, l’Inghilterra e il Piemonte attraverso Cavour e Mazzini, tenendosi nell’ombra e per evitare di inimicarsi tutta l’Europa a cominciare dalla Russia, hanno pensato di muoversi, coinvolgendo e “sponsorizzando” economicamente Giuseppe Garibaldi, avventuriero e idealista (conosciamo tutti la fine di Garibaldi a Caprera… non ha avuto né onori né tributi).
Il Fratello Vittorio Gnocchini, Grande Storico del G.O.I. affermò in una tornata alla R. L. Giuseppe Garibaldi di Ancona che, Garibaldi è stato nominato Gran Maestro della Massoneria Italiana quando era diventato e scusate i termini, ma cito le testuali parole, “vecchio, rincoglionito e su una sedia a rotelle”.
Consentitemi una affermazione di Garibaldi e che pochi conoscono… disse il Generale: “Se solo avessi immaginato, quale terribile fine avrebbe fatto il Regno di Napoli ed i Napoletani, mai mi sarei adoperato ad unificare l’Italia”… questa affermazione la fece in seguito alle notizie che gli giungevano a Caprera sulle nefandezze compiute da alcuni… siamo finalmente arrivati alla storia recente dei “nostri giorni”… Frequentando qualche “Circolo Borbonico” ho sentito spesso parlare, forse a torto, di rivoluzione Massonica interna al Regno e senza la quale non sarebbe stata possibile l’invasione.
Ricordo che, qualche anno fa, durante un convegno a Cento sulla figura di Ugo Bassi, uno dei relatori, lo storico Fulvio Conti, affermò che l’unità d’Italia, il periodo storico che ricordiamo come Risorgimento non fu opera della Massoneria in quanto, a parte qualche piccola setta segreta che nulla aveva da spartire con noi, i Massoni, non c’erano.
Personalmente mi sono sempre RIFIUTATO di credere che Massoni Napoletani combattessero altri Napoletani… mi sono sempre RIFIUTATO di credere ad un intervento Massonico in quanto, con i sacri principi che reggono la Massoneria Universale, non avremmo potuto essere complici di crudeltà compiute da Vittorio Emanuele di Savoia, per giunta non Italiano ma Francese e per niente galantuomo e dal Generale
Cialdini, definito macellaio da molti, per la deportazione di circa 50.000 Napoletani al carcere di Fenestrelle e per la morte di 1.000.000 circa di altrettanti Napoletani.
Gli invasori, con le loro azioni di ruberie, hanno causato il conseguente impoverimento del Sud a cominciare dalle industrie meccaniche di Pietrarsa depredate di tutti i macchinari e che dopo qualche anno sono rinate, dando vita alle industrie BREDA al nord.
Di conseguenza una sorte simile toccò anche al tesoro Napoletano stimato in circa 400milioni di ducati, cifra enorme per l’epoca (considerando che il bilancio del Piemonte e Sardegna assieme era di circa 15 milioni di ducati) e con il quale furono fondate società come la S.I.P. che noi abbiamo conosciuto fino a qualche anno
fa come l’attuale TELECOM ed era l’acronimo di Società Idroelettrica Piemontese.
I Borboni di Napoli, regnarono per oltre un secolo sull’Italia meridionale e sulla Sicilia, dall’ascesa di Carlo III nel 1734 alla fine del Regno con Francesco II nel 1860.
Le testimonianze più notevoli del periodo sono: dalla Reggia di Caserta al Teatro San Carlo, agli scavi archeologici di Ercolano e Pompei, ai laboratori di porcellana della Reggia di Capodimonte che, con certezza è stato sinonimo di una dinastia grandiosa e ILLUMINATA.
Ritornando al mio antenato, sono convinto che forse non gli farebbe piacere se sapesse che sono orgoglioso di essere Massone… ma ho desiderato di diventarlo affascinato e convinto dai nobili ideali della Fratellanza Universale… ed è proprio in virtù di questi principi che presento sommessamente le mie considerazioni a quanto esposto:
Cari Fratelli sono anni che mi ripeto le medesime domande: Fulvio Conti, storico dell’Unità d’Italia conosciuto al convegno di Cento affermò che, il Risorgimento non è stato opera della Massoneria. Invece, altri affermano che la Massoneria è stata l’artefice nell’unificazione Italiana… allora, quale è la verità?
Perché la Massoneria quando ha deciso di appoggiare la nascita dell’Unità d’Italia non ha dato vita ad una Repubblica? Perché ha preferito un Re di origine Francese e non un Presidente Italiano? La Massoneria è stata forse raggirata dall’Inghilterra, da Vittorio Emanuele con minacce di rappresaglia o la Massoneria dell’epoca di cui parliamo era diversa?
In ogni modo non intendo mettere in discussione le ragioni o i torti dei vari personaggi e delle varie istituzioni che hanno contribuito alla caduta del Regno di Napoli, ma, uno dei principi fondamentali che contraddistingue la nostra Grande Istituzione è la ricerca della verità ed io, ricerco la verità, se non altro per
riscrivere parte di storia e ridare al sud la dignità che è anche la mia e che gli è stata usurpata con la scusa dell’Unità d’Italia.
Con il Triplice Fraterno Abbraccio a tutti!



QUESTO MIO POST NON VUOLE METTERE IN DISCUSSIONE L'UNITA' D' ITALIA (io sono nata sotto il tricolore, come tutti voi)MA VUOLE SOLO RIBADIRE CHE C'E' BISOGNO DI VERITA' STORICA, solo partendo da quella possiamo davvero diventare un POPOLO LIBERO e AUTODETERMINATO.
BASTA CON LE DENIGRAZIONI DEI LEGHISTI,IPOCRITI IGNORANTI...noi abbiamo subito l'invasione e la depredazione ... di cosa hanno da lamentarsi?

Siete venuti a combattere da uomini liberi,
e uomini liberi siete: senza libertà
cosa farete?
Certo chi combatte può morire,
chi fugge resta vivo, almeno per un po'…
Agonizzanti in un letto fra molti anni,
siete sicuri che non sognerete
di barattare tutti i giorni che
avrete vissuto, a partire da oggi,
per avere l'occasione, solo un'altra
occasione, di tornare qui sul
campo ad urlare ai nostri nemici
che possono toglierci anche
la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà"

William Wallace

lunedì 14 febbraio 2011

Pordenone. Proposta choc della Lega: «La Electrolux licenzi solo gli stranieri»

Il capogruppo in Regione si appella al sindacato e motiva
la proposta: «I nostri producono ricchezza da generazioni»

Danilo Narduzzi (Lega Nord) e l'interno della Electrolux

PORDENONE - La proposta è di quelle che faranno discutere, dividono e sollevano polemiche perchè per alcuni la linea di confine con la discriminazione si confonde, per altri è già superata. Ma Danilo Narduzzi, pordenonese di Roveredo in Piano, capogruppo della Lega Nord in consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, non ha dubbi: «Se proprio sarà necessario arrivare agli esuberi Electrolux, allora la scure dei tagli non si abbatta sui lavoratori pordenonesi. Se qualcuno deve andare a casa e perdere il lavoro, siano gli stranieri».

Dritto al bersaglio, senza tergiversare, il leghista apre anche un altro fronte e sulla sua proposta chiede alleanze. Pure al sindacato. «Mi rivolgo proprio alle organizzazioni sindacali e alla giunta regionale - spiega - per proporre un patto di solidarietà a tutela dei lavoratori. Naturalmente - va avanti - a iniziare dai cittadini locali. Non sarebbe ammissibile scaricare la crisi sulle spalle dei pordenonesi. Se proprio sarà necessario intervenire sugli organici - affonda - siano preservati i nostri concittadini».

Il capogruppo padano motiva anche la sua scelta abbassando l’asticella della tolleranza. «Tutti gli statisti, negli ultimi anni, hanno applicato lo stesso paradigma che punta alla tutela dei cittadini autoctoni: la differenza è che se lo fa Obama, si parla di una misura necessaria in tempi di crisi, se lo propone qualche altro soggetto si levano le solite accuse di razzismo. Chiedo ai sindacati di farsi portatori delle istanze dei nostri lavoratori. Dal punto di vista sociale è l’unica via percorribile».

Narduzzi auspica anche la collaborazione delle organizzazioni sindacali. «Cisl, Uil e Cgil e tutte le altre sigle sindacali formino uno schieramento compatto a difesa dei lavoratori italiani anche perchè le multinazionali, come da prassi ormai consolidata, si insediano in un territorio, ne prosciugano la forza lavoro e si trasferiscono poi in Paesi dove maestranze e manodopera costano meno. In pratica arrivano, realizzano lauti profitti ma, alla prima difficoltà, sono pronti a rifilare i costi sociali al territorio. È inaccettabile. Credo che su questo i sindacati e il mondo politico, indipendentemente dalla collocazione, debbano alzare la testa. I nostri lavoratori, che da diverse generazioni producono ricchezza per il Paese e per il nostro territorio, devono necessariamente essere tutelati. È chiaro che sarebbe auspicabile scongiurare qualunque ipotesi di licenziamento in termini assoluti - conclude Narduzzi - ma è altrettanto evidente che, se dovessimo arrivare a una razionalizzazione, non potranno essere i nostri lavoratori a subire i contraccolpi di questa crisi».

BENE...BRAVI... BIS
Ma non sarebbe invece molto più giusto che questo signore(???) anzichè sparare a zero e trovare queste "illuminanti" soluzioni da"Terzo Raich"(è forte come espressione ma è per rendere meglio l'idea) si impegnasse con la ELETTROLUX a cercare una soluzione per risolvere la crisi nell'interesse di tutti i lavoratori perchè,credo che gli extracomunitari, come vengono definiti, non siano la maggioranza degli operai e poi se sono stati assunti significa una sola cosa , che c'era bisogno di mano d'opera e che a molti dei pordenonesi non interessava quel lavoro... e poi con che coraggio si butta una persona fuori dicendogli:" tu sei licenziato perchè sei nato in Africa" ... (BRRRRRRR)Una domanda ed una riflessione: quando gli italiani sono partiti durante le grandi migrazioni transoceaniche (" partn e bastiment") e durante le migrazioni nel nord Europa, hanno ricevuto simili trattamenti? E se anche li avessero ricevuti,ci si comporta allo stesso modo? Mi risulta che moltissimi partirono anche dalle regioni del nord... è vero, oppure mi confondo? A quando le carrozze dei treni per gli immigrati?
Capisco che il problema si fa sentire... ma davvero questa vi sembra la soluzione giusta?
E se la Electrolux decidesse di delocalizzare ...magari in Africa?
E la "razza ariana" fosse costretta ad emigrare.. . per un tozzo di pane?
Ragazzi... stiamo davvero esagerando.
Datevi una regolata. O qui affonda tutto, l'umanità distrugge se stessa e ritorna allo stato bruto.

martedì 25 gennaio 2011

Biografie nell'italiota berlusconiana




la "dentista"Nicole Minetti, "laureata" in igiene dentale( è un nuovo corso di laurea? Istituito dalla entero gelmini?)

In effetti la suddetta Nicole Minetti ha fatto un corso di igienista dentale al San Raffaele di Milano.
Nonostante non abbia nessuna esperienza politica alle spalle a Marzo di quest’anno viene candidata per il consiglio regionale lombardo, nella lista blindata del Presidente Roberto Formigoni, cioè con quella stretta cerchia di candidati consiglieri automaticamente eletti nel caso di vittoria del Presidente lombardo al quale sono collegati.
Viene quindi eletta nella IX legislatura del consiglio regionale lombardo (di cui fa parte anche “il trota”, al secolo Renzo Bossi), leggasi euro 10.000 al mese, ovviamente tutto pagato nostro..


"Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'eterno dolore,
per me si va tra la perduta gente. …
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate’."


Ma fu vero schifo? Non c'è bisogno dei posteri per l'ardua sentenza!

mercoledì 5 gennaio 2011

LA POTENZA DELLA LETTURA




Ma attenzione, avverte Proust, la lettura è un impulso, una macchina, non possiamo pretendere di sostituirla alla nostra creatività. La lettura non è la verità. Tutto avviene in noi, tutto è governato dalla nostra forza, la lettura “si limita a restituirci l’uso della nostra attività personale, come lo psicoterapeuta si limita a restituire al malato la volontà di servirsi dello stomaco, delle gambe, del cervello, rimasti intatti”. Diventerebbe pericoloso caricarla di potenzialità che non sono sue, per giustificare il depotenziamento di noi stessi. Proust sembra avvertire i bibliofili, coloro che cercano risposte definitive nei libri, che li adorano come oggetti sacri: la verità non è nei libri come strumenti di devozione, ma unicamente in noi stessi. [...]
Forse è il caso di tornare al punto di partenza: la lettura è una macchina per entrare in noi stessi, nel nostro animo più segreto, dove vi è la forza creatrice pura, che la lettura più aiutare a liberare. Ma nessun contributo esterno – nessuna spiegazione – può sostituirsi ad essa, alla verità, perché nessuno al di fuori di noi stessi può davvero pretendere di svelarcene l’autentica, e unica, natura.

(Dall'articolo La lettura secondo M. Poust, di M. Baldrati)

Nesterov M.V. " Natasha Nesterova" 1914

giovedì 23 dicembre 2010

E' Natale: ognuno fa gli auguri secondo lo stile di vita!


E ogni cittadino dovrebbe riflettere!



A san Gregorio armeno le ultimissime novità sul presepe:

mercoledì 24 novembre 2010

NAPOLI E' PULITA...non lo sapevate? Ha mantenuto le promesse.Mi svegliate.. please:)))))))



"I rifiuti sono stati rimossi","Lei deve smetterla di interrompere quando si tenta di dare una informazione corretta rispetto a un misfatto","È la solita prepotenza, lei crede che la Rai sia sua invece è pagata da tutti gli italiani. Siete dei mistificatori è la solita tecnica che non può funzionare con me che di tv, se permette, ne so più di lei" ..il premier(???) a Ballarò: 0)
COME? COME? COME?COME?COME?COME?
DAVVERO?DAVVERO?DAVVERO?
Scusatemi... ma allora io ho le visioni.
L'altro ieri passavo per Porta Nolana....e ho visto cumuli di MUNNEZZA... poi nei pressi dell'Università, Facoltà di Lettere e Filosofia...stesse scene....
boh...sono diventata una visionaria!
PERCHE'....TESI E ANTITESI... le distinguiamo ancora?????
..lo spirito guida del premierino stasera gli ha detto che i rifiuti di Napoli li vediamo solo noi...Lui il problema lo ha risolto e la spazzatura non c'è più....siamo dei mistificatori. Floris è un mistificatore ...la telecamera del reporter è taroccata mentre invece Minzolini non è stato ancora raggiunto dal suo spirito e, anche se ha mostrato la dichiarazione dell'ispettore, a breve rientrerà nei ranghi della verità. Ragazzi ... siamo tutti visionari... Napoli è pulita...CAPITO???? Ma quando manderanno il pronto intervento psichiatrico a palazzo Grazioli? Magari gli faranno prima terminare il festino.AHAHAJAHAHAH
Questo è matto da legare. Altro che giornali da lui definiti matti... questo è un mistificatore planetario, una sheggia impazzita ... capace di negare anche che sua madre lo ha partorito:DDD Magari dirà di essere stato concepito per opera e virtù dello spirito santo. Ecco perchè chi lo segue e lo vota non ha le rotelle a posto.ROBA DA PAZZI!!!
Sono letteralmente saltata dalla sedia. Svegliatemi da questo brutto sogno!!!
QUI E' D'OBBLIGO UN SONORO PERNACCHIO EDUARDIANO!

giovedì 18 novembre 2010

"Vieni via con me"...per la Lega "Nascondere per me":))





Il ciclone Vieni via con me, neanche a dirlo - più di 9 milioni di spettatori, record assoluto per Rai tre - sta sconvolgendo le beate abitudini dei politici, soprattutto quelli al governo: per personaggi d’altra parte abituati a Minzolini e Mimun deve essere difficile mandare giù una trasmissione che sembra non fare prigionieri; ultimo l’attacco di Avvenire e Osservatore Romano per come sono state affrontate la questione Eluana e il caso Welby.

La giornata di ieri del ministro dell’interno Maroni è stata molto intensa, visto che ha passato il tempo a inondare le agenzie stampa di comunicati su quanto fosse sdegnato, addirittura pretendendo uno spazio per replicare o ‘guardarsi negli occhi’ stile far west. Sacrosanta la risposta di Loris Mazzetti, responsabile del programma:

Il ministro ha a disposizione i telegiornali e tante trasmissioni di approfondimento politico. Da noi i politici vengono solo se funzionali al racconto. Se noi abbiamo detto cose non vere, cose smentibili, se lo abbiamo ingiuriato che si rivolga alla magistratura.

Ha ragione da vendere in quanto i politici in Italia già abusano di salotti televisivi e tg spot: non si capisce veramente per quale motivo un ministro dell’interno debba pretendere che una trasmissione diventi tribuna elettorale. Anzi, si capisce fin troppo bene.
Il valore per Maroni non è smentire le cose in se’, ma contare sul grandissimo pubblico di Vieni via con me per farlo.
I politici di Pdl e Lega hanno questo strano doppio comportamento quando si parla di televisione: pretendono un diritto alla replica quando gli fa comodo, per il resto visto il loro quasi monopolio televisivo non si preoccupano di concederlo, o non paiono particolarmente infastiditi dalla sproporzione di tempo che i tg dedicano a loro e non a tutti gli altri partiti.
Il punto è che il successo di Vieni via con me è legato anche a precise scelte, una di queste è invitare i politici solo se funzionali al canovaccio delle trasmissione.
Perché dovrebbero snaturare un programma così riuscito per le paturnie di Maroni, che ha tutto il resto della settimana e i vari Porta a Porta e Matrix oltre a quotidiani e radio per rispondere?
La foga di Maroni non fa altro che dimostrare la voracità e la bulimia dei politici quando si parla di media: e solo in Italia può succedere che un ministro ‘esiga’ di partecipare a una trasmissione per controbattere.
Il ministro forse dovrebbe sapere che il successo della trasmissione è anche legato all’insofferenza e non più sopportazione di atteggiamenti come i suoi.
Di cosa ha paura la Lega? Perché Maroni non dice cosa avrebbe detto di falso Saviano? Non lo dice perché lo scrittore campano ha raccontato un fatto, e rispolverato un’idea che è alla base della Lega: brava ad urlare, molto realista quando si tratta di scendere a patti con la malavita locale o i ‘ladroni’ di Roma.
Questa la risposta di Saviano alle accuse di Maroni:
Sono stupito e allarmato dalle parole del ministro Maroni. Non capisco di quali infamie parli. Temo che abbia visto un’altra cosa. Lo invito a rivederla e riascoltarla:io ho parlato solo di fatti, frutto di un’inchiesta giudiziaria dell’Antimafia di Milano e Reggio Calabria sul nuovo assetto della ‘ndrangheta e sulla sua presenza culturale, politica ed economica in Lombardia. Fatti che dovrebbero preoccupare il ministro dell’Interno invece di spingerlo ad accusare chi li denuncia.
Le parole di Saviano in televisione sono già state scritte molte volte dai giornali, e Maroni non si è mai scandalizzato: il problema quindi è che sono state dette in televisione e in una delle trasmissioni più viste di sempre. Il problema quindi è la paura che venga toccata l’immagine della Lega ‘dura’ e ‘pura’, non il fatto che la Lega scenda a patti con la malavita. Quello va bene, l’importante è che non si sappia.

Fonte
Nella RAI dei servi si danno da fare:

Il presidente della Rai Paolo Garimberti è “rammariccato” per la mancanza di intesa in Consiglio di amministrazione, ma sottolinea l’opportunità di accordare il diritto di replica all’esponente della Lega. "Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, come è noto - osserva Garimberti in una nota - ha chiesto di replicare al monologo di Roberto Saviano nella trasmissione ‘Vieni via con me’. Ho detto al Consiglio di amministrazione, perché lo ritengo nell’interesse del Servizio pubblico, che è opportuno dare al ministro la possibilità di esprimere il suo punto di vista sui temi oggetto di contestazione".
"Auspico - tenuto anche conto della disponibilità già mostrata dal direttore Paolo Ruffini di ospitare la replica all’interno della trasmissione ‘Vieni via con me’ - che il direttore generale e il direttore di RaiTre possano concordare serenamente con il ministro Maroni modi e tempi dell’intervento. Mi rammarico profondamente - conclude Garimberti - che in Cda non si sia trovata una linea comune e di buon senso su questa vicenda e si siano invocate leggi e diritti che, applicati alla lettera, avrebbero alla fine portato a una soluzione diversa da quella desiderata dallo stesso ministro Maroni”.
Intanto una lettera di richiamo che prelude all’apertura di un vero e proprio provvedimento disciplinare - con addirittura il rischio forte di incorrere nel licenziamento - è stata indirizzata dall’ufficio del personale della Rai a Loris Mazzetti, capostruttura di Raitre e responsabile della trasmissione 'Vieni via con me'.
La lettera non è ancora materialmente nelle mani di Mazzetti, oggi fuori sede, lo è invece in quelle del direttore di rete, Paolo Ruffini. Lo apprende l’Agi. Il capostruttura ha ora 5 cinque giorni di tempo per replicare alle contestazioni che gli sono mosse. In particolare gli si muovono rilievi per gli articoli scritti per la testata Il Fatto Quotidiano; per le dichiarazioni sul programma di Fazio e Saviano in onda il lunedì sera; le opinioni espresse durante un programma de La7; per le dichiarazioni ritenute "lesive" per l’immagine della Rai.


"Ora ho cinque giorni a disposizione per rispondere, e poi avrò sicuramente il provvedimento disciplinare - dice Mazzetti all’Agi -. Rischio il licenziamento perchè ho a mio carico già più di 10 provvedimenti disciplinari con giorni di sospensione per un totale di 20. Mi aspetto il peggio. Credevo di ricevere i complimenti per una trasmissione che ha fatto oltre 10 milioni di telespettatori, e invece ho ricevuto il benservito..."


Inoltre il direttore generale della Rai Mauro Masi ha convocato per domani pomeriggio il direttore di Raitre Paolo Ruffini. Non è noto il motivo della convocazione ma con ogni probabilità - stando alle indiscrezioni - riguarda la trasmissione ‘Vieni via con me', ovvero trovare il modo perché il ministro dell’Interno Roberto Maroni possa avere l’opportunità di intervenire in diretta ed esercitare il diritto di replica.


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Insomma tutti questi casini solo perchè Saviano ha "sputtanato" in TV il Canto e il Controcanto leghista?

Saviano ha detto molto meno di quello che disse Bossi di Berlusconi quando non erano alleati.

Lo apostrofò più volte Mafioso e gli chiese,più volte, dove avesse preso i soldi per costruire il suo impero.

Forse era solo geloso,voleva entrare anche lui nei salotti della "belle epoque mafiopolica":)))

Ora solo perchè si informala gente attraversoun programma seguitissimo...si infiammano e se la fanno sotto?

Dalle mie parti si dice:

Aòòòò...HAI LA CODA DI PAGLIA?




giovedì 21 ottobre 2010

Sindaci:ORDINANZE MEDIEVALI


Sindaco Castellammare vieta minigonne e maxiscollature


ANSA)- NAPOLI), 21 OTT - Minigonne, scollature generose e jeans a vita bassa saranno banditi dalle strade di Castellammare di Stabia per 'ripristinare il decoro urbano e favorire una migliore convivenza civile'. La 'carta' ha 41 articoli: contravvenzioni da 25 a 500 euro a chi si sdraia al sole in pubblico, a chi indossa abiti succinti e a chi gioca a calcio nei giardini pubblici. Multe anche per chi bestemmia. Il nuovo regolamento del sindaco Luigi Bobbio (Pdl) sara' discusso lunedi' in consiglio comunale.

AHAHAHAHAH.....A QUANDO IL BURQA???
E ai lavoratori della Fincantieri chi ci pensa?
Si varano provvedimenti che non si sono visti nemmeno in epoca fascista.

Castellammare di Stabia,la città dei divieti

venerdì 1 ottobre 2010

Al Lavoro!!!


Come volevasi dimostrare. Danari per rilanciare l’economia e combattere una disoccupazione (sempre più) galoppante, non se ne trovano. I soldi per sistemare qualche acrobata di quel circo Barnum che è la politica italiota, beh, quelli, invece, si trovano sempre.

Eh, sì. Perché settembre ormai è finito. E con settembre son finite pure le vacanze e si è tornati al lavoro. Una fortuna non da tutti, visto che il nostro ex Belpaese - sarà bene ricordarlo - negli ultimi due anni ha bruciato qualcosa come 500 posti di lavoro al giorno (o per lo meno, questo dicono gli ultimi calcoli del centro studi della Cgil). Una fortuna toccata - tra l’altro - al signor Marrazzo Piero. Che - per la cronaca - fino a poco fa faceva il governatore del Lazio. E che - sempre per la cronaca - da quest’autunno è tornato a fare il giornalista per mamma Rai. Sempre pagato da tutti gli italiani. E sempre - è lecito supporre - in quota Piddì.

Possibile? Eccome. Perché sì, certo: Marrazzo - che per diventare governatore si era spacciato per uomo tutto casa e chiesa - neppure un anno fa era finito su tutti i giornali per festini con trans e coca. E perché sì, certo: secondo i magistrati che hanno indagato su di lui, il governatore a mignotte ci andava pure con l’auto blu. E perché sì, certo: Marrazzo - all’inizio - aveva per giunta mentito a elettori e giornalisti sostenendo che tutta la storia del filmato a luci rosse che lo ritraeva a braghe calate non era altro che una “bufala”.

E però - perché in Italia c’è sempre un “però” - poi, l’ex governatore ed ex conduttore di “Mi manda RaiTre” ci aveva messo del suo.

Per un po’ - con un vero e proprio coup de theatre - si era perfino ritirato in un convento di frati (a Montecassino). Insomma, si era - pubblicamente - pentito. Aveva - pubblicamente - espiato. E così - a quanto pare e a quanto raccontava una manciata di giorni fa “Il Fatto quotidiano” - anche la televisione pubblica lo ha “perdonato”. E - giustamente - reintegrato.


Tutto è bene quello che finisce bene, quindi? Beh, fino a un certo punto. Rimane, infatti, qualche dubbio. Tipo: ma che fa adesso in Rai il più indimenticabile governatore della storia del Lazio? Risposta: boh. Secondo “Il Fatto”, Marrazzo ha un ufficio nella sede Rai di via Teulada a Roma e la prestigiosa qualifica di direttore. I suoi incarichi, però, sempre secondo “Il Fatto”, non li conosce nessuno. Come, del resto, nessuno conosce neppure l’ammontare del suo attuale stipendio.

Anzi - e per dirla tutta - quasi nessuno neppure sa che l’ex governatore è tornato in forze alla tivù pubblica. Primo: perché va da sè che non è mai comparso in video. Secondo: perché “il Fatto” ha - invero insolitamente - piazzato la notizia ben lontana da prime pagine e titoloni (e l’ha pure nascosta dentro un pezzo che parlava d’altro, ovvero del fatto che Marrazzo era stato pescato da una pattuglia della stradale - in eccesso di velocità, senza libretto di circolazione e senza tagliando assicurativo - mentre scorrazzava in auto a due passi dalla galeotta via dei Due Ponti, quella teatro dei festini di cui sopra). E terzo e per finire: perché nessun grande giornale o telegiornale ha rilanciato la vicenda del ritorno del governatore prodigo.

Unica eccezione: il quotidiano “Libero”. Che ci ha pure aggiunto il carico, svelando che Marrazzo starebbe lavorando sodo per integrare il suo stipendio da giornalista. Domanda: forse facendo - chessò - qualche consulenza? Risposta: no, no, no, no, no. L’ex governatore avrebbe semplicemente chiesto al suo avvocato di fiducia di bussare alle porte della Regione Lazio per avere quello che gli spetta. La pensione da ex consigliere regionale da circa 2mila euro al mese. A 52 anni. Del resto: fare il governatore stanca. Perché si lavora giorno e (in alcuni casi soprattutto) notte. E si corrono pure dei rischi. Come quello di essere segnalati dalla Guardia di Finanza per aver “sprecato” la modica cifra di 36 milioni di euro (di danari pubblici, ovvio). Cosa capitata - a luglio di quest’anno - proprio all’ex governatore Marrazzo (e ad altri uomini dell’assessorato alla Sanità del Lazio).

Che dire di più? Ah, sì. Appunto e come volevasi dimostrare: a volte ritornano; in Italia, sempre. Perché, sapete com’è?, chiodo schiaccia chiodo. E l’ultimo scandalo cancella sempre dalla memoria labile degli italioti quello precedente.

P.S. Dulcis in fundo. In Rai, Piero - figlio del grande giornalista (sempre targato Rai), Giuseppe Marrazzo - ritroverà anche la moglie (o ormai ex moglie?), Roberta Serdoz. Che chiaramente fa sempre la giornalista. E sempre nella piddina RaiTre. Del resto sentirsi soli è brutto. Le coincidenze non finiscono mai. E siamo tutti una grande famiglia. O, al limite, una bella compagnia di giro.

P.P.S. Dimenticavo. E con questo post anche i bamboccioni (alla riscossa) tornano al lavoro, cioè in servizio permanente effettivo. Solo che a noi non ci paga nessuno e tanto meno mamma Rai. Chissà come mai.
Questo blog si denomina politica critica...
Come si può notare è,ideologicamente, di ispirazione sinistra,....come è noto a chi mi conosce,non faccio sconti a nessuno...anzi,la nostra forza(e forse la nostra"disgrazia")è proprio questa...siamo diversi,non riusciremmo mai a chiudere gli occhi quando le storture provengono anche dalla nostra parte. Certo, ci fa male al cuore,forse anche in misura maggiore rispetto a quando sta facendo la pseudodestra al governo......ma la ragione guida il nostro intelletto e la critica e l'autocritica sono il faro che illumina il nostro pensiero.....
Mi duole dirlo ma non posso tacere.....QUESTA SINISTRA...O MEGLIO QUESTA SPECIE DI SINISTRA....NON HA GLI ANTICORPI!

sabato 4 settembre 2010

A.A.A. Cercasi cameriera ...

Vuoi fare la cameriera? Basta sfilare in bikini: la più bella avrà il posto di lavoro al bar
Il concorso di bellezza è riservato alle aspiranti cameriere di un locale di Tezze sul Brenta. Le ragazze verranno giudicate dai titolari e dai sei clienti più affezionati


VICENZA, 3 settembre 2010 - E' pur vero che un bell'aspetto aiuta, nella vita, ma nella società dell'immagine non era ancora successo, a nostra memoria, che per avere un posto di lavoro le aspiranti debbano salire su una passerella. E invece è proprio quello che succederà a Tezze sul Brenta, in provincia di Vicenza, dove il premio di un concorso di bellezza sarà il posto da cameriera in un bar.
L'ideona è venuta ai titolari, padre e figlio, del "Tnt", convinti che una bella cameriera può far guadagnare clienti all’esercizio. Le aspiranti si presenteranno domani sulla passerella di "Miss Tnt Pub", riporta il Corriere del Veneto, e verranno giudicate da una giuria composta dai sei clienti più affezionati del bar e dal proprietario.
Finora si conta una decina di aspiranti miss-cameriera, tutte tra i 18 e i 30 anni - come da regolamento - e tutte residenti nel bassanese. Sono previste sfilate in abito elegante, in tenuta da lavoro e dulcis in fundo in costume da bagno. In più devono cercare di superare alcune prove pratiche."L’idea e’ stata apprezzata - spiega Aurelio Zarpellon 49 anni, uno dei titolari - e non e’ detto che possiamo riproprorla tra sei mesi".

OK! RAGAZZI, ABBIAMO TOCCATO IL FONDO,COMINCIAMO A...SCAVARE(J.Belushi)


Lavoro: concorso per ‘Miss cameriera’, la CGIL Veneto chiede sospensione
Alla vincitrice un posto di lavoro in un bar del vicentino. Questa la nuova, trovata di questi tempi bui e contro la quale si è schierata con forza la CGIL del Veneto. Il sindacato chiede al comune di Tezze sul Brenta, lì dove si trova il bar in questione, di bloccare l'iniziativa “perché celebra in un rito da osteria, la svalorizzazione delle persone e del lavoro i cui segnali stanno emergendo sempre più' frequenti nelle nostre comunità e perché toglie dignità alle donne che per soddisfare l'aspirazione ad un lavoro devono passare per la mercificazione del proprio corpo”. La CGIL chiede il blocco del concorso anche “perché il lavoro è cosa nobile e deve vedere prima di tutto premiate le professionalità e le competenze, anche di una ragazza che serve al bar”. Secondo la CGIL veneta esistono le condizioni perché il Comune possa minacciare il ritiro della licenza. Un secondo appello il sindacato lo rivolge alle donne impegnate nella politica, nelle organizzazioni e nelle istituzioni affinché venga bloccata questa iniziativa che, “oltre ad essere umiliante e lesiva della dignità delle donne, va anche contro le regole antidiscriminatorie nell'accesso al lavoro”.

giovedì 12 agosto 2010

Il Prestigio di Berlusconi nel Mondo, secondo la Stampa Internazionale


Bill Elmott (direttore di “The Economist”)
“Berlusconi non è un caso unico nella nostra storia. È però la prima volta che pubblichiamo un dossier di queste dimensioni [150 pp ndt] su un singolo individuo.
Berlusconi è un caso estremo e merita estreme misure.
In Berlusconi non esiste un singolo problema, ma una accumulazione di problemi. È l'esempio più eclatante di un uomo che ha usato la politica per costruire il proprio impero e per proteggersi dai guai giudiziari. Tanto più grave visto lo smisurato controllo dei media e l'incredibile conflitto di interessi. Non esistono precedenti nei paesi del mondo industrializzato.”

Bill Elmott (direttore di “The Economist”)
“ Da noi il potere giudiziario sarebbe la prima barriera contro l'ascesa al potere di un Berlusconi, le leggi anti-trust poi impedirebbero a ogni singolo individuo di arrivare a costruire un tale strapotere nei media. [...] Un verdetto simile [Previti Imi-Sir ndt] che riguardasse un così stretto collaboratore del premier porterebbe alle immediate dimissioni del premier. Ma da noi un simile problema non potrebbe nemmeno verificarsi perché chi fosse coinvolto in una indagine giudiziaria di quello spessore, si sarebbe dimesso da lunghissimo tempo. È inconcepibile restare in carica quando si è accusati di reati tanto gravi.”

Bill Elmott (direttore di “The Economist”)
“ il nostro giornale difende il business e il libero mercato. Le accuse di Berlusconi ci fanno ridere perché dimostrano che non ha niente di serio con cui attaccarci [...] Noi sosteniamo il capitalismo, ma in una relazione di correttezza con la democrazia. Berlusconi sta abusando del sistema, distorcendo a suo vantaggio le finalità del potere politico. Berlusconi viola tutti i principi per cui noi ci battiamo [...] le grandi concentrazioni di potere sono sempre un grande male, in primo luogo per il business, è per questo che esistono le leggi anti-trust. Nei media sono pericolosissime perché portano alla manipolazione dell'opinione pubblica. Berlusconi aveva promesso al popolo italiano che avrebbe risolto il suo conflitto di interessi, ma non lo ha fatto, sta prendendo in giro il popolo italiano. Per nessuno e in nessun mercato, neanche in quello americano, sarebbe possibile avere una simile percentuale del mercato delle televisioni private, oltretutto Berlusconi influenza pesantemente anche la televisione di Stato [...] che gli orientamenti politici diventino dominanti attraverso i media non è normale, è la caratteristica unica di Berlusconi..”

Mike Meyer (respons. ediz. europea “Newsweek”)
“ Nel panorama economico europeo l'Italia è una delle esperienze più positive. Peccato che la debba rappresentare Berlusconi. I suoi problemi personali, il carnevale di procedimenti penali nei quali è coinvolto, stanno oscurando seriamente il paese e lo stanno trasformando in una sorta di zimbello della Unione Europea. Nessun politico statunitense si potrebbe permettere di essere al centro di così tante polemiche e procedimenti penali.”

José Maria Izquierdo (condirettore di “El Pais”)
“Gli italiani hanno eletto Berlusconi conoscendo bene chi era, da dove veniva, che cosa possedeva, e anche conoscendo tutte le accuse che gli si muovevano contro. Questo rende difficile dire che dovrebbe dimettersi, anche se sarebbe la cosa più logica e normale. In Spagna non esiste, ed è difficile che possa esistere, un fenomeno come quello di Berlusconi a livello di governo centrale...”

Julio Miraballs (vicedirettore di “El Mundo”)
“Le responsabilità politiche di una persona sono separate dalle sue responsabilità imprenditoriali. La responsabilità di una società in caso di corruzione non corrisponde automaticamente a quella del suo proprietario. Se però dovesse risultare chiara la sua implicazione diretta nella corruzione dei giudici, il Berlusconi presidente del Consiglio perderebbe tutta la sua autorità morale. Dovrebbe presentare le dimissioni.”

Andrew Sparrow (commentatore di “The Daily Telegraph”)
“ I giornali e l'opinione pubblica inglesi sarebbero scandalizzati e sconvolti se un premier venisse accusato di aver pagato tangenti a dei giudici. O anche se lo fosse un suo stretto collaboratore. Destra e sinistra ne chiederebbero immediatamente le dimissioni. Peter Mandelson fu costretto alle dimissioni da ministro per una accusa, mai provata, di aver raccomandato un miliardario indiano, finanziatore del Labour, che voleva ottenere il passaporto britannico.”

Stefan Aust (direttore di “Der Spiegel”)
“ Se davvero Berlusconi ritiene se stesso e i suoi amici innocenti e si sente vittima di una magistratura politicizzata, dovrebbe far di tutto per chiarire in sede giudiziaria le gravi accuse che, direttamente o meno, lo riguardano. Sino a che non fa questo, resta un premier sotto sospetto. La scelta delle sue dimissioni è una questione di stile oltre che un problema giuridico, in Germania gli attacchi continui rivolti da Berlusconi e dai suoi sostenitori contro la Magistratura sarebbero impensabili, e impensabili sarebbero anche le azioni della sua maggioranza volte a proteggere per legge il premier e i suoi collaboratori dalle sanzioni giuridiche. Solleverebbero nel paese enormi proteste e alla fine a Berlusconi non resterebbe che dare le dimissioni.”

Giovanni De Lorenzo (direttore di “Der Tagesspiegel”)
“ Forse il ritirarsi dalla carica di presidente del Consiglio non fa parte del modo di essere del “berlusconismo”. Con ciò intendo quella specifica forma di populismo che, godendo di una solida maggioranza parlamentare, fa sentire il premier al di sopra di ogni legge terrena. La Germania deve apparire agli italiani un paese ben strano. È quel paese dove un Ministro dell'Economia si dimise per il fatto di aver raccomandato il marito di una sua cugina. Per l'identità politica dei tedeschi, dopo le catastrofi del totalitarismo nel 20° secolo, una democrazia stabile esige il rispetto sia di istituzioni indipendenti che di media critici. ”

Bob Scheer (editorialista del “Los Angeles Times”)
“ L'America è piena di milionari che si sono dedicati alla causa pubblica. A differenza di Berlusconi loro dissociano gli interessi personali dalla politica, mettono i capitali in blind trust, si dimettono dalle cariche nelle loro società che, in certi casi arrivano a liquidare. Nelson Rockfeller è il simbolo di questo capitalismo illuminato. Berlusconi invece è sciatto rancoroso e vendicativo. Non si fa scrupoli di manipolare la cosa pubblica per avvantaggiare le sue aziende e incrementare il valore dei suoi investimenti. Negli USA un politico che si trovasse implicato in tanti procedimenti giudiziari e venisse accusato di corruzione e falso in atto pubblico sarebbe travolto dalla stampa e dall'opinione pubblica.”

Hervé Gattegno (caporedattore servizi politici di “Le Monde”)
“ Di sicuro in Francia un primo ministro che si trovasse in una situazione simile a quella di Berlusconi non potrebbe rimanere al suo posto [...] In Francia, poi, la legge non prevede nessuna protezione per il capo del governo, che quindi potrebbe essere arrestato domattina se i giudici lo ritenessero necessario [...] Berlusconi ha fatto apposta una legge per salvare se stesso da processi già in corso. Siamo all'acutizzazione esasperata del conflitto di interessi”

Charles Lambroschini (vicedirettore di “Le Figaro”)
“ C'è presunzione di innocenza fino alla condanna finale. In Francia alcuni ministri si sono dimessi perché inquisiti. Solo in seguito la giustizia ha espresso il verdetto. L'interesse dell'Italia adesso è di non fare di Berlusconi un martire.”

Patrick Sabatier (vice-direttore di “Libération”)
“ in Italia Berlusconi faccia come vuole. Certo, ora che è anche presidente di turno dell'Unione Europea, non possiamo non interrogarci sul modo in cui Berlusconi ha usato in passato e usa il potere politico per i suoi interessi privati. E domandarci se questo non ponga anche un problema alla democrazia. Il presidente francese Chirac [anch'egli di centro-destra, ndt] è stato coinvolto in diverse inchieste e finora ha evitato di farsi giudicare. Bisogna però sottolineare che la gravità delle accuse a Chirac era quasi niente rispetto a quelle contro Berlusconi”




Chi non conosce la Storia è condannato a ripeterne gli errori. Ma la Storia è anche maestra di vita.
Ebbene,ripercorriamone qualche episodio. Parliamo di Waterloo: l’esercito francese temuto per la sua velocità dinamica e lo spostamento repentino delle truppe viene affrontato da Wellington che li aspetta, contrariamente alle strategie dell’epoca,a piè fermo. Vanno a sbatterci contro i fantaccini francesi e ne muoiono 48mila. L’Imperatore più fulgido uscito dalla Rivoluzione, il più Brillante, il Geniale, l’Unico, l’Incommensurabile,l'INVINCIBILE viene battuto da un Popolo che è governato da Carlo III, un re cieco e irrimediabilmente demente.
Waterloo conclude la grande avventura napoleonica e cambia la storia dell'Europa
Coraggio ragazzi, anche con un "Capo" come questo possiamo farcela pure noi.

Spero in un Settembre di "fuoco"...
Una "waterloo" che concluda l'avventura più brutta italiana dal dopoguerra,questo tsunami da cloaca all'ennesima potenza,questo schifo cui assistiamo da un pò di anni e che,in questi ultimi giorni sta esplodendo in maniera "grottesca"... e che cambi la storia d'Italia.
BUONE VACANZE A TUTTI!

sabato 31 luglio 2010

“GRAZIE CARO PAPA’” – Lettera del figlio di Paolo Borsellino

Vi consiglio di leggere questa bellissima lettera,parola per parola.
Un uomo,un giudice,un padre...
Leggendo questa toccante lettera ho sentito un nodo alla gola ...
Ammirazione per quest'uomo che, oltre che come giudice, ho scoperto che ha dato ai figli dei valori sani, I VERI VALORI ...ma anche rabbia...perchè è stato lasciato solo a combattere una guerra,è stato fatto ammazzare perchè era un uomo pulito ...gli uomini migliori fanno paura alla"feccia " del potere.



Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l’esame di diritto commerciale, ero esattamente allo “zenit” del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del “taglio” fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell’attentato a Giovanni Falcone lungo l’autostrada Palermo-Punta Raisi.

Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull’accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola.

Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell’ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia. Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un momento di non ritorno. Era l’inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell’uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.

Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all’interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua.
Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima. Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell’economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo “preparati” qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell’amico e collega Giovanni.

La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai abbastanza tardi, perlomeno rispetto all’orario in cui solitamente si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno (compresa la domenica) alle 5 del mattino per “fottere” il mondo con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti, come d’altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia, Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra, ci aveva invitati a pranzo il professore “Pippo” Tricoli, titolare della cattedra di Storia contemporanea dell’Università di Palermo e storico esponente dell’Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate stagioni estive.

Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia “loffia” domenicale tradendo un certo desiderio di “fare strada” insieme, ma non ci riuscì. L’avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre. Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega, mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre.
Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell’85, quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati “deportati” all’Asinara, o quella dell’anno precedente, nel corso della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese. Ma quella era un’estate particolare, rispetto alle precedenti mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi all’apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone, lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni precedenti era riuscito ad assicurarci.

Così quell’estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e spensierati, era rimasta chiusa. Troppo “esposta” per la sua adiacenza all’autostrada per rendere possibile un’adeguata protezione di chi vi dimorava. Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello che sarebbe stato l’ultimo bagno nel “suo” mare e non posso dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D’Amelio, sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi quel sole e quel mare.
Anche il pranzo in casa Tricoli fu un momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti. Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo, dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel “tenere comizio” come suo solito, decise di appisolarsi in una camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto, trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche di sigarette che lasciava poco spazio all’immaginazione.

Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno (restituitoci ancora bagnato dopo l’eccidio) e l’agenda rossa della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta. Mia madre lo salutò sull’uscio della villa del professore Tricoli, io l’accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina, sapevo che aveva l’appuntamento con mia nonna per portarla dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla. Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii.
Ho realizzato che mio padre non c’era più mentre quel pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso dell’attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa. Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono salito sulla moto di un amico d’infanzia che villeggia lì vicino ed a grande velocità ci recammo in via D’Amelio.

Non vidi mio padre, o meglio i suoi “resti”, perché quando giunsi in via D’Amelio fui riconosciuto dall’allora presidente della Corte d’Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna. Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all’interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell’esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell’ultima immagine del padre, è come se si fossero voluti salutare un’ultima volta.

La mia vita, come d’altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza “se” e senza “ma” a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in “familiari superstiti di una vittima della mafia”, che noi vivessimo come figli o moglie di ….., desiderava che noi proseguissimo i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva “Paolino” sin da quando avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il 20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo e, per il momento, unico nipote maschio.

Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo che ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza “farci largo” con il nostro cognome, divenuto “pesante” in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamo “montati la testa”, rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l’onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra. E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l’avrebbe fatta.

Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ossia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben più grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall’evento drammatico che mi sono trovato a vivere.
D’altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare dopo la morte di mio padre, una persona che in un modo o nell’altro avrebbe “sfruttato” questo rapporto di sangue, avrebbe “cavalcato” l’evento traendone vantaggi personali non dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto figlio di …. o perché di cognome fa Borsellino. A tal proposito ho ben presente l’insegnamento di mio padre, per il quale nulla si doveva chiedere che non fosse già dovuto o che non si potesse ottenere con le sole proprie forze. Diceva mio padre che chiedere un favore o una raccomandazione significa mettersi nelle condizioni di dovere essere debitore nei riguardi di chi elargisce il favore o la raccomandazione, quindi non essere più liberi ma condizionati, sotto il ricatto, fino a quando non si restituisce il favore o la raccomandazione ricevuta.

Ai miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita.

Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere.


Manfredi Borsellino

(La testimonianza del figlio del giudice – pubblicata per gentile concessione dell’editore – chiude il libro “Era d’estate”, curato dai giornalisti Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi- Pietro Vittorietti editore).

sabato 24 luglio 2010

Comma “ammazza-blog”: inammissibile lo diciamo noi



Le buone non sono servite a nulla: l’estensione dell’obbligo di rettifica previsto dalla legge sulla stampa del 1948 ai blog sta per diventare legge. E nella sua versione originaria, che prevede una sanzione fino a 12.500 euro per qualunque gestore di siti informatici “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” che non proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta e secondo precisi criteri di grafici, di posizionamento e visibilità. Gli emendamenti proposti al testo del comma contenente la norma (il 29 dell’articolo 1), sia quelli abrogativi avanzati dal PD che quelli migliorativi, come quello dell’On. Cassinelli del PDL, sono stati ritenuti infatti “inammissibili” dall’On. Bongiorno. Con un provvedimento che l’avvocato Guido Scorza non esita a definire “lapidario” e “pressoché privo di motivazione”. Ad aggiungere al danno la beffa, tutto questo avviene proprio mentre “cade il bavaglio alla stampa”, grazie anche ai voti di PD e UDC all’emendamento del Governo. Che naturalmente non conteneva alcuna previsione riguardante la Rete. Nella battaglia scatenata dai giornali negli ultimi mesi, del resto, non se ne è mai letto praticamente nulla. Come se la libertà di espressione nel nostro Paese non si misurasse già oggi, e sempre più in futuro, su Internet.

Diciamo “le buone” perché il tentativo, inizialmente, è stato quello di provare a far ragionare il legislatore. Metterlo di fronte ad argomenti, a dati di fatto. Ad esempio che sia errato equiparare un blog qualsiasi a una testata registrata. Che sia errato mettere sullo stesso piano la diffusione professionale e amatoriale di notizie. Che sia inconcepibile pretendere da chiunque apra un sito per esprimere liberamente la propria opinione che non possa assentarsi dalla propria pagina per un fine settimana senza rischiare di trovarsi con migliaia di euro da pagare. Che sia antistorico credere che una legge concepita nel 1948 possa cogliere adeguatamente le dinamiche dell’informazione online. Che sia barbaro disincentivare la libera circolazione delle idee, instillare la paura e il sospetto in chi sfidi il “bavaglio” e fornire un ulteriore strumento intimidatorio ai potenti di turno, che potranno agitare la minaccia della rettifica – con tutto il carrozzone giudiziario che ne consegue – a ogni notizia sgradita. Quanti dei blogger, che per la stragrande maggioranza scrivono senza ricavare un euro dalla loro attività e anzi investendo gran parte del loro tempo libero, saranno disposti ad accollarsi le spese adeguate a dimostrare la fondatezza della propria notizia? Pochi. Gli altri finiranno per piegarsi. Magari dovendosi pure registrarsi presso una qualche “autorità” (il tribunale, l’Agcom o chissà che altro) per rendersi reperibili in caso di guai. Dire la verità, insomma, potrebbe non bastare per dormire sonni tranquilli.

È ora dunque di alzare la voce. Tutti insieme. Perché questo non è il primo tentativo di mettere il “bavaglio” alla Rete, e di certo – visto che sta per avere successo – non sarà l’ultimo. Ieri con l’alibi della sicurezza si è burocratizzato come in nessun Paese libero l’accesso da luoghi pubblici e in mobilità. Oggi con la scusa del rispetto per la verità si è fatto un passo in avanti forse decisivo per approvare l’obbligo di rettifica. Domani potrebbe toccare a filtri preventivi e a nuovi reati creati appositamente per il Web. Per colpire la Rete e in particolare i social network, un potenziale di dissenso che dà fastidio a chi l’informazione è abituato a controllarla come gli pare e piace. I disegni di legge ci sono già, basta rispolverarli – o creare l’ennesimo scandalo mediatico sulla Rete perché sia legittimo farlo. Adottare misure di questo tipo rappresenta una tendenza in atto in sempre più paesi nel mondo – ma nessuno di questi è un paese democratico. Quello di oggi è un altro piccolo spostamento nella direzione della Cina, della Birmania e dell’Iran. Ma deve essere l’ultimo.

Per questo chiediamo a tutti i blogger, a tutti i lettori, a chiunque abbia a cuore che la Rete rimanga, pur con tutti i suoi difetti, così com’è di dire no. Di dire basta. Prima che venga ridotta a una grande televisione (anche su questo i primi passi sono già stati fatti). Prima che da un luogo di conversazione diventi un megafono. Lo chiediamo anche a tutti quei giornali che finora hanno taciuto l’esistenza di questo comma, evitando perfino di prendere posizione. Come se questo non fosse un dibattito decisivo per il futuro della libertà. Bene, è ora di schierarsi, e di farlo subito, perché il tempo stringe. È ora di dire all’On. Bongiorno e al Parlamento che se c’è qualcosa di “inammissibile” è questa norma. Che non piace all’opposizione e nemmeno – e qui si rasenta il farsesco – a larghi settori della maggioranza, che pure l’ha proposta. Dimostriamo al legislatore che non piace alla Rete e alla società civile. Chiediamogli di abrogare il comma 29. Prima che faccia danni irreparabili.
Pubblicizziamo al massimo questa informazione...più siamo più la"voce" si alzerà contro queste indecenze.
Non capisco neanche più l'opposizione,specie ilPD che mi sembra davvero il PDmenoL.....
Si potrebbero mandare anche delle e-mail alle segreterie dei partiti...o altro.
Facciamoci venire delle idee.Ci vuole mobilitazione.Resistere Resistere Resistere

lunedì 19 luglio 2010

19 Luglio 1992...non dimenticheremo MAI!



NON DIMENTICHEREMO MAI
NEL NOME DI PAOLO BORSELLINO,GIOVANNI FALCONE,ROCCO CHINNICI...
sarà sempre e solo RESISTENZA!

"La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità"

"Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio, o si fanno la guerra o si mettono d'accordo." Paolo Borsellino

Questi sono i nostri eroi


lunedì 12 luglio 2010

Dono a Lady Bossi: arrivano 800mila euro per la scuola padana




Da Roma «ladrona» un fiume di denaro alla «Bosina» di Varese: l’istituto della moglie del Senatùr diretto da un ex senatore leghista
Gian Marco Chiocci

Trecentomila euro per il 2009 e 500mila euro per il 2010. Le ristrutturazioni costano, e se c’è un aiuto statale è meglio. Quello stabilito nel decreto del ministro del Tesoro lo scorso 9 giugno è stato particolarmente generoso con la Scuola Bosina di Varese. Un nome che forse dice poco ai più, ma che nella Lega Nord dice molto. La Scuola Bosina, o Libera Scuola dei Popoli Padani (una delle associazioni della galassia Lega nord), è stata infatti fondata nel 1998 dalla signora Manuela Marrone, «maestra di scuola elementare di lunga esperienza» (spiega il sito della scuola), ma soprattutto moglie di Umberto Bossi.
La signora Marrone è tuttora tra i soci della cooperativa che dà vita a questa scuola materna, elementare e secondaria improntata alla cultura locale, alle radici e al territorio. Presidente della scuola è Dario Galli, che oltre a occuparsi di pedagogia padana è stato anche senatore della Lega. Proprio il Senato, con la commissione Bilancio (di cui la Lega ha la vicepresidenza), ha formalizzato l’elenco di enti beneficiari dei contributi stanziati nel «Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio» creato nel 2008. Un elenco lunghissimo che comprende associazioni culturali, case di riposo, comuni, fondazioni, diocesi, parrocchie, università e appunto qualche scuola. L’impegno statale per l’istituto scolastico padano è complessivamente di 800mila euro per due anni, 2009 e 2010, rubricato alla voce «ampliamento e ristrutturazione».
Il provvedimento della commissione bilancio ha anche un nome più popolare, «legge mancia», perché in quel modo senatori e deputati assegnano contributi e fondi a enti o amministrazioni che hanno particolarmente a cuore (per circa 200milioni di euro tra Senato e Camera), ovviamente anche a fini elettorali. Non è questo il caso della Lega e della Scuola Bosina, il cui finanziamento (certo, generoso) non serve alla Lega per accontentare il proprio elettorato ma per sostenere un progetto in cui il Carroccio crede molto. Basta leggere la mission dell’istituto sul sito della Lega Nord: «La Scuola Bosina si propone come obiettivo quello di coniugare l’insegnamento previsto dagli organismi competenti con le esigenze del tessuto sociale locale, di formare futuri cittadini integrati nella realtà storica, culturale, economica e industriale che li circonda, pronti a confrontarsi con altri modelli sociali». Il metodo educativo padano si incentra sulla «progressiva scoperta del territorio» che avviene fin dalla scuola dell’infanzia, presentando narrazioni popolari, leggende, fiabe e filastrocche strettamente legate alle tradizioni locali e «numerose visite guidate sul territorio, che consentono al bambino di riconoscere da diverse angolature la propria identità». Identità formata anche con lo studio del dialetto locale (tra cui appunto la lingua bosina, cioè il varesino), considerato fonte di cultura e tradizione da salvaguardare. «Abbiamo voluto questa scuola perché era fondamentale insegnare “dal basso” l'attaccamento alle tradizioni e all'identità del territorio» disse Bossi durante una parata di ministri e autorità, da Maroni alla Moratti, in onore dell’istituto padano.
La società cooperativa, con sede legale a Varese, ha chiuso il bilancio 2008 con una perdita di 495.796 euro, anche se le iscrizioni non vanno affatto male. Due anni fa, raccontò Panorama, gli alunni erano cresciuti del 25% e per la prima volta la Scuola Bosina era stata costretta a creare le liste di attesa per i suoi studenti. Forse da lì l’esigenza di ampliarsi e ristrutturarsi, grazie agli 800mila euro gentilmente concessi dai senatori.
Il Giornale.it 12 luglio

Scuola Bosina

Da questa si possono fare due riflessioni:
1) Praticamente "Roma ladrona" ripiana graziosamente le perdite di due anni della "scuola di famiglia". Con i soldi pubblici, ovviamente...
Ciò sta ad indicare che"RomaLadrona" è sempre stato lo slogan "acchiappallodole"
Insomma "Roma Ladrona",la mamma di tutti gli sprechi e intrallazzi, ma poi non rinunciano alla loro fetta di torta . Una fetta dataalla"scuola di famiglia" Embè..mica so fessi ....fessi semmai sono coloro che li votano ..poerelli ....


2) Una notizia del genere pubblicata da "il Giornale,dopo la cena"vespasiana " ...suona come un avvertimento per i leghisti ....


LE CREPE DELLA TORRE DI BABELE ....DELLO SGOVERNO BERLUSCONI.




ERANO GIA' RECIDIVI ...e questo è solo un assaggio.

Questo è l'altro rampollo ...da poco accasato ..LA POLITICA RENDE !!!!!


sabato 10 luglio 2010

Visioni per riflettere....milieu italiano

Auguri al capo del Partito dell'amore.




Spot perl'Italia...i due volti ...magici del nostro Paese....

giovedì 1 luglio 2010

VERGOGNE ITALIANE

VERGOGNOSO SULLA CONDANNA PER CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA PER MARCELLO DELL'UTRI,StudioAperto rvolta la frittata.....

Non ci sono parole. Come è potuto accadere tutto ciò?
Questo giornalista di casa berlusconi si rivolge ad un popolo di COGLIONI
Un popolo incapace di intendere e volere
Se Dell'Utri rimane in libertà e percepisce lo stipendio e i benefici da parlamentare e il popolo italiano non fa una piega, allora ha ragione Marcello, fondatore, allenatore e suggeritore di Forza Italia, a definire eroe il pluriomicida Mangano. E ha ragione anche Berlusconi a definirci coglioni, e "Minchiolini"
a fare telegiornali sull'assoluzione di Dell'Utri.
Nei bar:
Avete saputo la notizia?
Quale?
Dell’Utri è stato assolto.
Davvero? E chi te l’ha detto?
L’ha detto ieri il TG1….

Minzoliiiini, "mall'anme e chi t’è muort", mi stavi mandando il caffè di traverso…



QUESTA POI E' DAVVERO IL MASSIMO PUNTO DELLA MISTIFICAZIONE


La “nuova cultura”, veicolata dalle TV berlusconiane, ha attecchito su un terreno fertile, concimato da 40 anni di DC , dalle sconfitte di una sinistra a perdere, da tante clamorose bugie, ripetute all'infinito in modo che entrino nella testa di tanti poveri idioti.
Una domanda è d'obbligo.
Ma in Italia ci sono così tanti idioti?
Insomma oggi in Italia essere onesti non paga, si diventa fessi?
Ma in quale schifezza di Paese vivo?
CHE VERGOGNA!
"nu se ne pò cchiùùùùùùùùùùùù" !!!!!
"L'uomo è uomo quando non è testardo. Quando capisce che deve fare marcia indietro e la fa. Quando riconosce un errore commesso, se ne assume le responsabilità, paga le conseguenze e chiede scusa. Quando riconosce la superiorità di un altro uomo e glielo dice. Quando amministra e valorizza nella stessa misura tanto il suo coraggio quanto la sua paura." (da "Il Sindaco del Rione Sanità" Eduardo De Filippo)

Un pò di cambiamenti

Curando un altro blog di politica "La sinistra che Vogliamo " insieme ad un gruppo di amici blogger,questo blog è in effetti una "fotocopia" dell'altro.Per tale motivo ho deciso di apportare alcuni cambiamenti soprattutto nei contenuti.
La politica analizzata criticamente,secondo il mio punto di vista, sarà sempre presente ma,accanto ad essa cercherò di discutere anche di altre tematiche che riguarderanno la società e l'individuo,il pensiero speculativo antico e moderno,i problemi del nostro tempo che possono anche travalicare il campo della politica come "fatto" in se.
Spero di essere compresa da chi mi legge
B L O G I N
R I S T R U T T U R A Z I O N E

VASCO ROSSI _BASTA POCO_