“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti e io non dissi niente perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare”. (Bertolt Brecht)

Visualizzazione post con etichetta Politica e società. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Politica e società. Mostra tutti i post

lunedì 7 settembre 2009

UN PAESE DEGENERATO




Riprendo a scrivere di politica, analizzando la situazione del nostro paese.
Sinceramente non saprei da dove cominciare tante sono le storture che hanno caratterizzato questa rovente estate.
Provo a fare una ricognizione generale, tralasciando sicuramente qualcosa che ha contribuito a fare del nostro paese un PAESE DEGENERATO!
Qualcuno, forse, potrà pensare che già nel titolo io stia esagerando e stia mettendo in atto soltanto una provocazione.
Non so se esagero, oppure se mi va di provocare ma, in questo periodo, credo che sia invece l’unico modo per provare ad esprimere tutto il dispiacere, il disappunto che, purtroppo, provo nel vedere una nazione, il mio Paese, unico anche nella incapacità di progredire, lentamente, ma neanche troppo, che si sta disintegrando!E' un questo flusso di pensieri mirati a cercare di comprendere il contesto in cui agiamo: veline, festini,escort, promesse alle escort, attricette candidate ed elette, stampa di denuncia,giornalisti servi e informazione orientata, direttori di quoditiani minacciati e fatti dimettere ,crisi economica: una parte dice che è passata, un'altra invece dice che è ancora acuta, un'altra ancora non sa ancora bene cosa dire, operai sui tetti per non perdere il lavoro, insegnanti in mutande, scuole allo sbando e disorientate con organici ridotti e bilanci da far quadrare, influenza suina in agguato, immigrati respinti senza accertare se trattasi di rifugiati, immigrati fatti affogare e rimbalzo di responsabilità tra Italia e Malta., un presidente del Consiglio dei Ministri_proprietario di tre reti private, "editore" di molte testate, padrone di fatto della TV pubblica _ che si permette il lusso di sparare contro l'informazione che non lo adula e gli muove, democraticamente, delle critiche sull'azione di governo e sulla vita dissoluta che, prove alla mano, conduce.
Come si può immaginare la miriade di notizie date in TV, studiate da acuti editori nel modo di esporre e trattare ogni forma, ad esclusione in parte di internet, atte a creare una melmosa ed omogenea disinformazione per avvalorare le tesi del "dogma centrale" secondo cui la maggior parte delle interazioni che si svolgono tra gli elementi di un sistema, se opportunamente orientate si ridurrebbero
all’azione di un unico elemento, l’elemento centrale, manovrando il quale si sarebbe in grado di produrre effetti voluti sull’intero sistema.
Il sistema che si è creato appunto e che si cerca con ogni strumento, lecito o presunto tale ed illecito di mantenere.

Questa è la moda del nostro "sistema" Paese!

Non esagero se mi viene da affermare che stiamo vivendo in un incubo profondo. Vorrei trovare qualcosa di positivo, faccio enormi sforzi mentali per cercare un settore che non abbia una qualche crepa, per cercare una legge emanata, in questi ultimi tempi, che sia positiva per i cittadini e per la coesione sociale.
Ma per quanto mi sforzi, purtroppo non trovo quasi nulla che sia degno di essere citato come positivo per il sistema Italia.
Si vedono solo arruffoni, servi, lacchè , imbroglioni incapaci di impostare un qualsiasi progetto serio di crescita e sviluppo. E non solo nell'ambiente politico.
Imprenditori, banchieri,liberi professionisti, tutti nella logica e nell'ottica dei loro affari, dei loro interessi privati, tutti a farsi i propri affari, a non muovere un dito senza prima essere passati alla scuola del sistema vigente.
Quel che è peggio poi è il diffondersi del pensiero leghista tra la classe media e bassa (culturalmente) del paese. Oggi la maggior parte degli operai e dei piccoli artigiani pensa che la lega, attraverso i soliti e sistematici quattro strilli, risolva i loro problemi..Credono che, diventando più cattivi, possano vivere meglio.
Pensano che chiudendosi a riccio nelle loro valli, senza" immigrati che gli rompono le balle", cercando di eliminare tutto quello che ritengono diverso da loro, possano dividersi da soli la loro "torta", come se quella "torta" non facesse parte di uno Stato di diritto.
Sono fermamente convinti che senza i professori del sud i loro giovani diventeranno scienziati e con l'innesto della lingua dialettale nelle scuole si riapproprieranno dei loro localismi, della loro "cultura". Che ingenui, fortuna che rappresentano solo il 10% della popolazione italiana.
Ci vorrebbe un altro Manzoni ed un altro "bagno nell'Arno" per questi buzzurri con i paraocchi.

E che dire delle riforme? Questa parola è sulla bocca di tutti, politici, imprenditori, sindacalisti, intellettuali.
Fiscalizzazione, defiscalizzazione, quoziente familiare, salario territoriale( un'altra novità(sic) )sistema bancario, federalismo, progetto per il sud, grandi opere... e chi più ne ha più ne metta.... Parole, parole, parole... recitava una famosa canzone di alcuni anni fa....parole vuote, aggiungerei, con cui riempirsi la bocca e lobotomizzare una parte dei cittadini.
Se pensiamo che nel 2009 il nostro paese non possiede una seria ed efficace politica energetica, non si prendono seriamente in considerazione le fonti alternative a fronte di costi sempre più alti del petrolio.
Se pensiamo che mandiamo i nostri cervelli all'estero a progettare energia eolica e termodinamica.
E che dire delle ipocrisie che ho sentito oggi a proposito dei rapporti con il Vaticano? Il premier ha lanciato dei messaggi alla Santa sede o meglio delle quasi minacce seppur molto velate. Praticamente ha fatto intendere che devono ammutolire e appoggiarlo se vogliono barattare i cosiddetti valori cristiani. Incommentabile poi la bordata ai partiti dell'opposizione. La minoranza comunista e cattocomunista, che è minoranza ma possiede il 90% dei giornali secondo il premier, è quella che insiste sul
pericolo della libertà di stampa.
Strano, visto che siamo al al 73° posto a parimerito con l'isola di Tonga.
Il delirio del premier omette però che il caos del caso Boffo non è stato provocato dai suoi comunisti moralisti e anti clericali, ma è stato partorito dal Giornale amico,proprietà della sua famiglia.

Altra stortura del nostro sistema, non è normale che il capo del governo di un Paese democratico vada a delirare nella sua tv privata, in uno dei programmi spazzatura, costruito ad hoc, senza un minimo di contraddittorio.

AUTOREFERENZIALITA' DELIRANTE a tutto campo.

Oltre a tutto quest'immobilismo, parassivismo, disinformazione ci si aggiunge la stampa estera che, a ragione, spara a zero sulla classe politica italiana, nella fattispecie sulla classe governativa, per la dissolutezza etica e morale che non è affatto solo nella vita privata, ma riflette ampiamente la vita pubblica e mette in ridicolo la considerazione delle donne in politica e nei ruoli dirigenziali.
In nome della libertà delle donne e delle pari opportunità sono state combattute molte battaglie nei tempi passati , fino a giungere alla società globalizzata di oggi nella quale si pensava di aver raggiunto un significato, un valore, nelle rappresentazioni sociali sui contributi delle donne.
Valori e significati che sono ampiamente presenti nel nostro tessuto sociale ma che, nell'ultimo anno e mezzo, sono stati oscurati da comportamenti, a dir poco, indegni di una società civile, non solo da parte di uomini che dovrebbero rappresentare con rigore e dignità lo Stato, ma anche da molte donne che, ammaliate dalla carriera facile, non hanno capito nulla di tutto quello che con fatica le vere donne hanno conquistato, gettando alle ortiche, anni ed anni di lotta, di lavoro duro e di formazione responsabile.

Per non parlare di sicurezza e lotta alla mafia.

Sul piano della sicurezza giocano a chi la spara più grossa, se ne inventano di cotte e di crude. Ronde, città militarizzate, .. c'è solo che i poliziotti non hanno neanche i soldi per la benzina delle volanti e non possono neanche mettere su qualche Kg o dimagrire... non ci sono soldi per nuove divise. Tutto semplicemente ridicolo.

Lotta alla mafia solo per riempirsi la bocca. a parte i soliti noti collusi che stanno sempre sulle loro comode "seggiole" c'è un comune ,Fondi, la cui amministrazione deve essere sciolta per infiltrazioni criminali, con tanto di decreto del prefetto, che, inspiegabilmente, non viene eseguita. Come mai? Quali ordini di scuderia si stanno eseguendo? E lo "sceriffo" del Viminale che tanto si erge a lottatore dei mafiosi , che fa? Lo spettatore ? L'ignavo? L'ignorante o il colluso?
Sinceramente le speranze per una ripresa a breve termine sono ridotte al lumicino anche perchè l'opposizione, quasi tutta, è blanda e non passa alle vie di fatto.
Ci vuole mobilitazione, bisogna portare la gente in piazza, non se ne può più.
L'opposizione la fanno i giornali esteri , non a caso un emblematico titolo in questi giorni di El Pais: "Berlusconi pericolo pubblico"

Questo è un Paese seriamente degenerato!

domenica 2 agosto 2009

Caso don Diana, il Pd contro Pecorella. "Sulla camorra, da che parte sta?"







Il deputato, legale del boss De Falco, aveva messo in dubbio i motividell'omicidio del sacerdote ucciso dai Casalesi. E provocato la reazione di Roberto Saviano

ROMA - "Ma il parlamentare della Pdl Gaetano Pecorella da che parte sta?". Hanno provocato una levata di scudi parte di alcuni esponenti del Pd, le parole su Don Diana, pronunciate da Gaetano Pecorella, presidente della guida della Commissione di inchiesta sulle ecomafie, in una intervista ad "Articolo 21" e commentate stamane da Roberto Saviano su La Repubblica, con un articolo intitolato: "Onorevole Pecorella perché infanga Don Peppe Diana?". Per Dario Franceschini "se le frasi dell'onorevole Pecorella sono vere, non può più fare il presidente della Commissione bicamerale d'inchiesta sui rifiuti". Ma Pecorella non ci sta: "Dimettermi? Non ne ho alcuna intenzione". E Franceschini - aggiunge - "è un naufrago che si attacca a tutto per sopravvivere".

Pecorella: "Colpa del caldo". Il parlamentare Pdl definisce la vicenda "paradossale, legata al caldo estivo e alla poca conoscenza di vicende giudiziarie. Mi sono semplicemente limitato a riferire quelle che erano le risultanze di un processo che ho seguito molti anni fa". Attacca il segretario del Pd: "Franceschini chiede le mie dimissioni. Ormai è un naufrago che si attacca a tutto per sopravvivere. Sta solo creando problemi a una commissione che lavora a pieno ritmo e in piena armonia di tutte le parti politiche e che ha dedicato la prima missione proprio all'inchiesta sulla criminalità in Campania. Si informi prima di parlare".

Interrogazione parlamentare. "L'intervento di Roberto Saviano è un'altra testimonianza della sua coraggiosa lotta contro la criminalità organizzata e a favore della legalità", affermano i senatori del Partito democratico Roberta Pinotti, Felice Casson e Maria Fortuna Incostante preannunciando un'interrogazione al ministro dell'Interno e al ministro della Giustizia.

"E' grave - proseguono i senatori del Pd - che chi ha o ha avuto ruoli istituzionali importanti nel campo della giustizia e della lotta al crimine organizzato rischi di dare spazio ad azioni di calunnia e delegittimazione da parte delle mafie. Su questo vogliamo interrogare il governo e - concludono Pinotti, Casson e Incostante - chiedere se risponde al vero quel che scrive Saviano e quali azioni intenda mettere in atto perché tutti coloro che ricoprono ruoli istituzionali possano concorrere con atti e parole a fare della lotta alla criminalità organizzata una priorità assoluta dell'azione di governo".

Finocchiaro: "Serve chiarimento". Il presidente dei senatori del Partito Democratico, Anna Finocchiaro, sostiene però che "un chiarimento sarebbe utile a a fugare ogni dubbio, ombra o incertezza sul ruolo istituzionale di presidente della commissione bicamerale d'inchiesta sui rifiuti che l'onorevole Pecorella ricopre".

Picierno: "Gravità inaudita". Il deputato del Popolo delle Libertà aveva sostenuto che alla base della uccisione di Don Diana c'erano motivi diversi e non solo la sua netta opposizione ai clan dei Casalesi. "Le affermazioni dell'onorevole Pecorella su Don Peppe Diana sono di una gravità inaudita - dice Pina Picierno - perché gettano nuovamente pesanti ombre e sospetti infamanti su un uomo che ha dedicato la vita alla lotta contro la camorra. Don Diana è stato ucciso dalla camorra, verità accertata in sede processuale. A rendere ancora più gravi queste affermazioni - continua la responsabile legalità del Pd - sono gli incarichi istituzionali dell'onorevole Pecorella, attualmente presidente della commissione d'inchiesta sui rifiuti, traffico nel quale a primeggiare sono proprio i Casalesi. Attività forse incompatibili con l'essere stato il difensore legale di Nunzio De Falco, il boss condannato proprio per l'omicidio di Don Diana".

De Magistris: "Calunnia contro i morti". Interviene anche l'eurodeputato dell'Italia dei Valori Luigi De Magistris, secondo il quale "questo tipo di politica utilizza come arma usuale la calunnia, la delegittimazione e la diffamazione anche verso i morti".

E poi il solito Cicchitto che non conosce la parola vergogna
Cicchitto:
"
Tentativo di linciaggio". Solidarietà a Pecorella arriva dal presidente dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto. "Vediamo - dice - che alcuni esponenti
della sinistra stanno organizzando l'ennesimo tentativo di linciaggio nei confronti di una persona di alta statura politica e specchiata moralità qual è l'on Gaetano Pecorella. E' un tentativo di linciaggio che si qualifica da sé".

Ecco Pecorella con il suo "compare Padrone"


giovedì 30 luglio 2009

Non c'è limite all'idiozia


Dalla vignetta si può capire che, a tratti, la lega, fa il suo sporco gioco. Accantonato adesso, per un pò, il dibattito sugli immigrati, ecco che ritorna il rigurgito antimeridionale.
Non c'è limite all'idiozia leghista.
Dopo le agenzie di stampa che avevano dato la notizia sull'ennesima becera e razzista proposta leghista si cerca di tamponare come si può.

Dal Mattino di Napoli

La Lega frena sul test di dialetto per i docenti. Dopo l’alzata di scudi di ieri del deputato Paola Goisis («su questo punto andremo avanti fino alla fine»), il capogruppo del Carroccio alla Camera Roberto Cota butta acqua sul fuoco. Basta con le polemiche, è il suo appello. Le riforme, precisa, le fa il Parlamento e «non devono essere affidate a estemporanee proposte anche se provenienti da presidenti di commissione». Il riferimento di Cota è al presidente della commissione Cultura della Camera Valentina Aprea che ieri, proprio per il contrasto che era sorto nella maggioranza sull’emendamento della Lega che introduceva il test per i docenti, aveva sconvocato il comitato ristretto della commissione imprimendo uno stop all’esame della riforma. La frase di Cota, però, fa andare su tutte le furie l’Aprea che accusa il deputato leghista di voler esautorare in questo modo il Parlamento. Non è vero, dice, che le riforme le deve fare solo il governo. Il governo, intanto, con il ministro della Scuola Mariastella Gelmini, non solo prende le distanze del testo all’esame della commissione («non è un testo del governo»), ma apre all’esigenza della Lega di «legare i docenti al territorio». In più c’è una proposta di legge, presentata tempo fa dal Carroccio sull’insegnamento del dialetto e delle tradizioni nelle scuole, sulla quale, per il ministro, si potrebbe ragionare. Su questi temi, insomma, «non c’è nessuna conflittualità tra Lega e Pdl - precisa la Gelmini - è una polemica distante dalla realtà». Eppure nel Pdl si continua a contestare l’articolo 11 della proposta di legge del Carroccio sulla scuola che la Goisis aveva chiesto che venisse recepita nel testo Aprea. In particolare ci sono due commi che vengono definiti «pericolosi» da alcuni componenti della maggioranza in commissione. Si tratta di due questioni che dovrebbero valutare i Comitati di valutazione regionale per consentire l’iscrizione dei docenti nell’Albo regionale. La prima, è quella secondo la quale il Comitato dovrebbe verificare «l’influenza che il sistema valoriale del docente» e cioè le sue conoscenze linguistiche, culturali e delle tradizioni, potrebbero avere «sull’apprendimento degli studenti, influenzando il loro sviluppo fisico, intellettuale, linguistico, culturale ed emotivo». «Vorrebbero insomma - spiega un esponente del Pdl in commissione - che si valutasse quanto l’essere napoletano di un docente, ad esempio, possa avere ricadute sulla formazione e la preparazione di uno studente veneto. Anche e soprattutto per quanto riguarda la sua conoscenza del dialetto e delle tradizioni locali». La seconda questione che pone la Lega è che il docente dovrebbe essere valutato anche per quanto riguarda la sua capacità di «promuovere l’educazione alla cittadinanza, alla legalità e alla salute, nonchè al rispetto delle proprie radici culturali». «Si tratta di norme - prosegue Valentina Aprea - che non trovano un accordo all’interno del centrodestra ed è per questo che ho sospeso l’esame del testo. In attesa che si raggiunga un’intesa». L’opposizione intanto resta sul piede di guerra. Prova ne sia il capogruppo Pd Anna Finocchiaro. «Ci sono cose che vanno oltre l’ammissibile in un dibattito pubblico politico e serio in un Paese democratico che dovrebbe avere il senso della propria unità».
Emblematico, poi, l’affondo dello scrittore siciliano Andrea Camilleri: «I leghisti imparino l’italiano oppure scrivano le leggi in padano, in veneto o nella lingua locale della provenienza del singolo deputato».


Non è la prima volta che questi rozzi leghisti fanno proposte che , in altri paesi, si sarebbero dovuti dimettere

Nella mente di Bossi era già tutto previsto: «Quando nascerà il nuovo stato padano, le tasse pagate dalla gente del nord rimarranno al nord, e finalmente non avremo più giudici e insegnanti meridionali». Così parlò dal suo castelletto di Ponte di Legno il senatur nell’agosto 1996. Parevano parole di un leader disperato e allo sbando, senza alleanze su cui contare (il patto con il Cavaliere si era frantumato l’anno prima), costretto a cercare visibilità con l’invenzione della fantomatica ”padania” che di lì a poco sarebbe andato a celebrare sulle scarsamente affollate rive del Po. Rilette adesso quelle parole assumono invece le tinte profetiche di un sinistro progetto covato e custodito per anni. «Le tasse del nord al nord» sono ciò che oggi viene nobilitato dalla definizione ”federalismo fiscale”. E per quanto riguarda l’altolà a magistrati e insegnanti «terroni», il tasto è caldissimo. A conferma del fatto che l’odierno Bossi di governo non è diverso dal Bossi barricadero di dodici anni fa. Il Bossi di governo, infatti, è il ministro delle Riforme che nel luglio 2008 - furibondo per la seconda bocciatura del figlio Renzo all’esame di maturità - si esibisce con queste parole: «Gli studenti del nord non si meritano insegnanti del sud. Non possiamo lasciar martoriare i nostri figli da professori che non vengono dal nord». Ed è lo stesso uomo di governo che un mese fa, a Varese, reclama giudici lombardi per la Lombardia «perché se uno va in un’aula di tribunale e parla il dialetto ha il diritto di essere capito». Adesso questa storia del dialetto diventa iniziativa politica. Lanciata e poi ritrattata nello spazio di un giorno, com’è tipico di una furbizia popolare che nel ritirare la mano sa già che il sasso è comunque lanciato, pronto a colpire. Questo è un Bossi doc del 1997, all’indomani di elezioni poco lusinghiere per lui: «Nelle grandi città come Milano e Torino gli immigrati si sono pronunciati contro la libertà del nord e hanno scelto dei pezzi di merda. Il dramma è che il nord si è consegnato a insegnanti meridionali, a magistrati meridionali. La lotta contro di loro sarà frontale». Il primo amore non si scorda mai. E se è vero che a cicli alterni sull’altare del nemico pubblico il Carroccio sacrifica gli islamici, o gli albanesi, o i romeni, è anche vero che nei momenti caldi i leghisti guardano alle origini e il Sud (da Roma in giù) torna ad assumere agli occhi del popolo bossiano le sembianze del male. Basta girovagare un po’ sui blog di simpatie nordiste per trovare ancora oggi cose così: «Culo basso, gambe corte, altezza minuta, pelle scura od olivastra, occhi neri e capelli nerissimi, peloso, dotato di poca voglia di lavorare, propenso al clientelismo, all’assistenzialismo e alle affiliazioni mafiose, scansafatiche, codardo, vigliacco e menzognero con tutti: queste sono le caratteristiche del terrone doc». I dirigenti leghisti non arrivano a tanto. Però, occhieggiano a quel sentimento livoroso, provano a sdoganarlo trasformandolo in una miriade di bizzarre iniziative che riempirebbero un’enciclopedia. Quella, per esempio, del deputato Daniele Apolloni che in parlamento chiese di bocciare il piano di metanizzazione del Mezzogiorno «al Sud non fa freddo: cosa se ne fanno i meridionali del metano?». Gli inutili cartelli stradali bilingue (italiano e dialetto) che accolgono i visitatori nei paesi delle valli bergamasche e bresciane furono a metà degli anni ’90 una chiamata alle armi in senso anti-italiano. Mario Borghezio, tra le sue innumerevoli trovate, auspicò nello stesso periodo la nascita di una Chiesa del Nord che permettesse ai padani di «non frequentare la Chiesa di Roma». Nel 2001 a Trento il gruppo leghista in Provincia fece fuoco e fiamme per opporsi all’assunzione di un usciere «perché siciliano». E chi più ne ha più ne metta, fino ad arrivare all’ex ministro Castelli che, dieci giorni fa, se l’è presa con gli attori italiani che «interpretano qualsiasi ruolo con accento romanesco». Iniziative e parole destinate a naufragare nel nulla. Ma il loro vero scopo è un altro: allargare il solco che, nella mente dei padani, divide ”noi” da ”loro”.

Questi quaquaraquà, come definiva Leonardo Sciascia gli uomini al livello più basso della scala sociale non sono degni di stare al governo di un Paese.
Il meridione, il popolo meridionale dovrebbe capire che votando Berlusconi hanno mandato questi cafoni razzisti a decidere le sorti di un Paese.
Emblematico è questo brano di Pino Daniele " O scarrafone" Ascoltatelo con attenzione!
"L'uomo è uomo quando non è testardo. Quando capisce che deve fare marcia indietro e la fa. Quando riconosce un errore commesso, se ne assume le responsabilità, paga le conseguenze e chiede scusa. Quando riconosce la superiorità di un altro uomo e glielo dice. Quando amministra e valorizza nella stessa misura tanto il suo coraggio quanto la sua paura." (da "Il Sindaco del Rione Sanità" Eduardo De Filippo)

Un pò di cambiamenti

Curando un altro blog di politica "La sinistra che Vogliamo " insieme ad un gruppo di amici blogger,questo blog è in effetti una "fotocopia" dell'altro.Per tale motivo ho deciso di apportare alcuni cambiamenti soprattutto nei contenuti.
La politica analizzata criticamente,secondo il mio punto di vista, sarà sempre presente ma,accanto ad essa cercherò di discutere anche di altre tematiche che riguarderanno la società e l'individuo,il pensiero speculativo antico e moderno,i problemi del nostro tempo che possono anche travalicare il campo della politica come "fatto" in se.
Spero di essere compresa da chi mi legge
B L O G I N
R I S T R U T T U R A Z I O N E

VASCO ROSSI _BASTA POCO_